domenica 26 ottobre 2008

VERA MERDA

Maria Stella Gelmini, Ministro dell’Istruzione dell’Università italiana, sostenuta da un governo versione “panzer”, ha deciso di riformare il sistema scolastico e con questo pure la branca universitaria. Vuole guidare come una stella polare i dispersi alla meta.
Essendo uno studente della Statale di Milano, proverò di seguito a riassumere le principali ricadute del decreto legge Tremonti-Gelmini (che sono due cose diverse) sullo scenario che vivo quotidianamente.
Cominciamo dal pastrocchio tremontiano.

Il 25 giugno di quest’anno, il Ministro Tremonti fece approvare in Consiglio dei Ministri il Decreto Legge numero 112 (da lì, DL 112). I gangli in cui andava ad operare: sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria. Il 6 agosto, in pieno clima vacanziero, il Parlamento l’approva. Il 21 agosto diventa legge. Da qui: Legge 133. La “133″.

Gli elementi problematici che emergono sono sostanzialmente tre. Partirò dal primo: il taglio dei finanziamenti pubblici all’Università. Questi finanziamento è chiamato FFO.Fondo di finanziamento ordinario. Nel 2008 stiamo a quota (circa) 7 miliardi di euro. La quota annuale serve sostanzialmente a pagare gli stipendi del personale (docenti, amministrativi) ed occupa l’80% del FFO. Altre entrate per i bilanci universitari sono anche le (altissime) tasse pagate dagli studenti. Queste possono esser - per legge - al massimo il 20% del FFO.

Il taglio “tremontiano” ammontava - a luglio ‘08 - a circa 1 miliardo e 400 milioni di euro da qui al 2013. Precisamente: taglio di 63,5 milioni nel 2009, 190 nel 2010, 316 nel 2011, 417 nel 2012 e 455 nel 2013. Questa cifra verrà indirizzata verso Expo 2015.
Ad ottobre, però, le cose si fanno ulteriormente più gravi.
I tagli raddoppiano. La Finanziaria di settembre raddoppia i tagli del FFO portando, solo nel 2010, una riduzione di 731 milioni di euro.
Questi tagli si portano dietro fratelli siamesi relativamente recenti.
Ricordate lo sciopero dei camionisti? Il decreto “no-ICI per tutti”? Il salvataggio di Alitalia e la socializzazione dei debiti? Il decreto “salva-banche”? Sapete chi ha pagato?! Da chi ha attinto Tremonti per i suoi salti mortali?

Ma è vero che l’Italia spende troppo per l’Università ed i suoi studenti?
I dati OCSE parlano da soli: alla voce “spesa pubblica annuale per studente” l’Italia si piazza a quota 5400$. La Germania a 10200$. La media OCSE a 8400$.
I tagli al FFO porteranno soltanto una riduzione dei servizi agli studenti, una riduzione delle infrastrutture, un peggioramento della qualità didattica e una riduzione degli incentivi alle attività di ricerca.

Il secondo punto-problema è quello della “riduzione del turn-over del personale”.
Per il 2009, la “133” prevede che per ogni 10 insegnanti in pensione ne possa entrare soltanto uno. Per il 2010 1 su 5, per il 2011 lo stesso e per il 2012 1 su 2. Questo criterio s’intende applicarlo per tutte le Università, senza minimamente tener in conto l’efficienza nell’uso delle risorse.
Ma è davvero così necessario troncare di netto il numero dei professori universitari? Ce ne sono davvero così tanti?
Dati OCSE sul rapporto numero di studenti/numero di docenti: la Germania raggiunge quota 12,4. La Francia 17,0. La media OCSE il 15,3. L’Italia il 20,4. Tutto questo dovrebbe portare ad implementare il corpo docente, non di diminuirlo e di invecchiarlo sempre più.
Le conseguenze sono chiare quindi a tutti quanti: l’invecchiamento del corpo docente, il blocco dei concorsi per i ricercatori universitari, aumento del ricorso alla precarizzazione del personale tecnico-amministrativo, dei ricercatori e dei docenti.

Infine l’ultimo punto – non per gravità – della “133”: la facoltà per le Università pubbliche di trasformarsi in Fondazioni in grado di rastrellare questo o quel finanziamento privato.
Questo comporterà una ulteriore mercificazione del sapere, un discrimine tra Fondazioni di classe A o di classe B, l’invadenza dei manager privati nella scelta della didattica, speculazioni private sui patrimoni immobiliari delle università, l’art. 34 della nostra Costituzione sarà totalmente sotterrato.

Ma tutto questo perché?
Come mai la scuola pubblica – e l’Università in particolar modo – “s’ha da riformare”?
Indubbiamente lo status quo non va bene. Non va bene alla maggioranza degli studenti e non sta alla base della protesta, anzi. L’Università così com’è non fa che affossare il futuro per questo Paese e per la sua futura generazione guida. Il precariato impera, le baronie dettano legge, i concorsi sono in realtà letamai di raccomandazioni politiche, le lezioni sono – per la maggior parte – cozzaglia di nozionismo totalmente scollate dal reale andamento della società circostante.
Sicuramente va riformata l’Istruzione italiana. Ma non in questi termini.
Non è ammazzandola che la si risolleverà. Non è assoggettandola al diktat privato che s’uguaglieranno le possibilità per tutti di poter studiare e crescere.

Purtroppo però, miss “Reggio Calabria”, molto vicina a Dell’Utri, in accordo col Premier piduista ha preso sul serio la questione. Si parla addirittura di vietare scioperi, occupazioni ed autogestioni.

L’altro giorno, poco prima dello stupido assalto alla stazione di Cadorna, a Milano, una studentessa s’è girata verso i poliziotti in tenuta anti-sommossa e gli ha urlato: “E’ anche per voi che siamo qui”.
L’epilogo s’è visto e rivisto sui telegiornali-monnezza.

mercoledì 22 ottobre 2008

In lutto per la scuola pubblica.




25 OTTOBRE MANIFESTAZIONE CONTRO IL GOVERNO E I SUOI "FOTT*TI TAGLI"

LOTTO PER LA MIA UNIVERSITA': IL POLITECNICO

giovedì 7 agosto 2008

COME IL VENTO CAMBIA DIREZIONE VELOCEMENTE




Lo ammetto, mi sento solamente la copia di me stesso.
Certo faccio le stesse cose, riempio lo stesso vuoto con gli stessi sogni realizzati, ma continuo a vedere in quello specchio un'immagine che non sento totalmente mia.
Piano, piano dal bianco e nero sono passato ad imitarmi anche nei colori, ma ancora non basta.
E' la qualità della carta a lasciarmi perplesso: non riesco a trovarla da nessuna parte, non ha prezzo. Forse non sono così autentico come credevo.

O forse sono coloro che mi circondano, con il loro debole onore, con i loro ridicoli e patetici giudizi a corrompermi, a limitarmi. Leggermente debole.

Probabilmente è la loro incapacità di non offendere il mio mondo a portarmi a rifiutare quel che più abbiamo in comune e che mi fa assomigliare a loro: l'aspetto, il corpo.
Certo anch'esso è totalmente diverso nei articolari, ma la mia mente è invece diversa dalla loro in ogni singolo passaggio e pensiero.
La mia mente è trasparente: accetta, assorbe e rilascia qualsiasi tonalità di colore, dal nero al bianco, e non ha bisogno di nient'altro che della vita per respirare.

Un attimo prima rido, l'attimo dopo piango perchè non ho bisogno di un permesso, di un'atmosfera adata, di trovarmi con le persone "giuste" per esprimere i miei sentimenti, i miei colori. Ah! Dipingo il mondo della mia esistenza!
Non subisco passivamente le vostre regole o "forma" come direbbero alcuni: piuttosto soffro, l'affronto e trovo un modo per abbatterla.

Spesso mi sento gli occhi addosso ed è proprio quello a spingermi oltre e mostrare a tutti che possono anche ridere di me, ma che io non riderò mai di loro: come si può ridere di una persona che si lascia morire?? Come si fa?
Io riesco a mostrare solo una piccola parte della vita, ma questa è una quantità abbastanza sufficiente da lasciare perplessi ed ammutoliti anche gli asini e i maiali.

Mi hanno dato del campioncino, della merda, del migliore, dell'uomo ridicolo, mi hanno detto di tutto, ma ancora niente mi calza alla perfezione.
Mi hanno dato del vecchio perchè anzichè guardare la TV preferivo passeggiare sulla spiaggia in compagnia di un po' di sano Metal.
Quello sì che era un vero momento di musica dove le idee, le chitarre, le voci, le onde del mare, le luci e i riflessi, i profumi si mischiavano nel mio cuore provocando un'esplosione di adrenalina.
Il brivido raggiungeva le mani e i piedi portando il mio corpo ad esprimere (forse goffamente, tanto sono complicate da spiegare) quelle magiche emozioni.
Non ero più nè a Rimini nè in Italia..nemmeno nell'universo!

Ero dentro di me, scavavo e scavavo, liberandomi.
Volavo in compagnia dei gabbiani, nuotavo tra i pesci, ridevo con i bambini: la mia mente si era fatta trasparente.
Nessuno si accorgeva però di me perchè io ero altrove a distruggere ogni vincolo morale, ogni sbarra della mia prigionia con un sorriso, con una sola ed eterna parola: libertà.

Libertà.

martedì 11 marzo 2008

DALL’INFINITO ALLA MORTALITA’

Gaio Giulio Cesare: - Gli uomini credono volentieri ciò che desiderano sia vero - (De bello gallico)

Penso che la fede in Dio parta da un presupposto che ha sempre caratterizzato ogni essere umano: dare agli aggettivi “infinito”,”eterno”, “assoluto” una spiegazione.
Aggettivi in se stessi falsi, perché una dimensione reale non è stata ancora data a queste grandezze e il loro vero significato rimane, secondo me, un grande mistero(.. o una grande trovata?).

E’ proprio qui che, sfortunatamente, l’ingegno umano ha creato l’ idea astratta e infondata della divinità:
dapprima osservando le stelle, l’acqua, il sole ha partorito una visione antropomorfa della natura, poi, siccome questo non bastava, ha sentito la necessità di riunire attorno ad un unico grande simbolo, tutti quei valori, quelle convinzioni e quelle necessità che avevano ancora bisogno di una giustificazione più alta della ragione e della morale umana, quando forse la nostra morale ancora stentava ad essere ben definita.

Così questo simbolo, questo nuovo Dio, ha creato ordine nelle menti umane e nelle loro azioni, fino a quando la scienza e l’orgoglio umano non hanno osato metterlo in discussione.

Ora sembra quasi che l’uomo debba dimostrare la non esistenza di Dio, cosa che insulta soprattutto la nostra dignità nell’ accettare la nostra umanità e la nostra mortalità.
Ci sentiamo esseri superiori, ma in fin dei conti capiamo (nascondendolo) di essere troppo piccoli per l’universo e le forze irrazionali della Vita e l’unica alternativa artificiale alla disperazione, all’angoscia è la “fede”, la speranza, l’illusione.
Dobbiamo così giustificare la nostra esistenza, rendendola parte di un teatrino celeste, quando ciò che dovremmo fare è accettare la nostra condizione.
Ma ormai questo processo è troppo, troppo profondo per essere invertito e senza di esso l’unica strada possibile porterebbe inevitabilmente al disordine e alla morte.

La vita doveva essere nostra, mentre ora la stiamo rendendo schiava di un’idea: ci siamo persi nelle nostre fantasie e, come spesso accade, uscire da un sogno, che la società ha contribuito a rendere così vero, è quasi impossibile se non ad un prezzo distruttivo.
Il nostro ossessivo attaccamento alla vita (che vorrebbe essere eterna solo per chi non ha saputo dare ed esprimere se stesso in questa dimensione) ci porterà solamente alla morte: il caos e il terrore, la frenesia e la paura della nostra era, ne sono le prove.

Gaio Giulio Cesare: - Non dobbiamo aver paura che della paura-

giovedì 24 gennaio 2008

Prodi cade e i vecchi fantasmi rialzano la testa.




E' caduto, ne parlano tutti. Quello di cui nessuno parla è che oggi niente è cambiato veramente e niente cambierà.

Rosi Bindi, da Santoro, parla con la voce bassa, mascherando i sorrisi ebeti di Antonio di Pietro, e dichiarando che, dopo tutti gli sforzi fatti, i cittadini sarebbero presto stati ricompensati (invece...).
Sullo sfondo, danza la facciona del compiaciuto Mastella e dei suoi vassalli e FAMILIARI in corteo.
Non poteva poi mancare la Lega Nord e i suoi colti rappresentanti, dotati di grande dialettica e estremamente competenti in materia politica (italiana) e qualche altro portaborse del centro destra, uscito da chissà quale camera iper-barica della Valacchia.

Hanno tutti le bocche piene di parole e si sfidano con numeri e sondaggi, pretendendo di rappresentare una gran parte del popolo che, paradossalmente dopo tutto quello che sta succedendo, crede ancora ciecamente(o meglio tifa)in loro.

Al Senato volano urla spagnolesche (c.axi? bah), insulti degni solo delle osterie Valtellinesi, accompagnati da bottiglioni per i festeggiamenti.
Intanto Mastella punisce il senatore "traditore!" e si complimenta con l'inquisitore che l'ha mandato all'ospedale a sputi in faccia, mentre Dini torna a mummificarsi dietro il simbolo del magico CENTRO.

I ragazzi di "forza nuova", in preda ad una follia manovrata, smettono improvvisamente di dar fuoco alle baracche rom e scendono per le strade armati di grande ignoranza e di trombette da stadio, contenti di un nuovo ritorno al vecchio.

I vecchi fantasmi rialzano la testa e niente viene fatto.
Vergogna.

Parole sante. Riflettiamo.

Pier Paolo Pasolini : '' Che cos'è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall'ansia economica di esserlo? Che cos'è che ha trasformato le "masse" dei giovani in "masse" di criminaloidi? L'ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una "seconda" rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la "prima": il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo "reale", trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c'è più scelta possibile tra male e bene.

martedì 8 gennaio 2008

Il problema politico dell'inquinamento




Per una Terra dove le grandi potenze del pianeta gareggiano a chi "si sviluppa" più velocemente, senza badare alle conseguenze ambientali, ma anche sociali, è difficile prevedere un futuro sano e positivo.
Oggi infatti lo sviluppo stesso è inteso solo come crescita industriale ed economica e gli Stati più forti, tra cui Russia, Stati Uniti, Cina, ma non solo, che dovrebbero essere i primi nella riduzione dell' emissione di gas nocivi, preferiscono invece cedere alle pressioni politiche dei grandi industriali.
Così i tentativi fatti in passato, come il protocollo di Kyoto e la carta di Aalborg, in cui è espressa l'importanza e l'obbligo di "sostenere nel tempo la vita e il benessere degli esseri umani nonchè degli animali e dei vegetali", hanno sempre ottenuto scarsi risultati.
Questo è un problema gravissimo che va a discapito della nostra salute e dell'ambiente che ci ospita, perchè come scritto in "Biologia: il punto di vista ecologico" (Bologna 1991), il mancato rispetto dei principi ecologici, secondo i quali ogni essere umano è parte integrante della natura, si ritorce contro l'umanità stessa.
Le principali cause di questa situazione devono essere ricercate soprattutto nell'ignoranza "voluta" e nell'opportunismo dei politici, elemento fortemente sensibile in Italia.
Così, mentre nel resto d'Europa (soprattutto quella settentrionale) i governi incentivano lo sfruttamento di nuove fonti di energia (come paradossalmente quella solare), nel nostro Paese vengono costruiti inceneritori o se preferite "termovalorizzatori" e centrali ad alto impatto ambientale e la discussione energetica rimane ferma da 30 anni sul nucleare, nonostante non sia ormai più conveniente per ovvie ragioni di costi (non solo).
Conseguentemente risulta svantaggioso installare pannelli solari, caratterizzati da prezzi esorbitanti arginati in qualche modo da timide agevolazioni statali, mentre il gasolio da riscaldamento continua a causare gravissimi danni alla nostra salute, emettendo, come ribadito dall'oncologo di fama internazionale Veronesi in un articolo de "Il Corriere della Sera", sostanze cancerogene capaci di penetrare e depositarsi nell'apparato respiratorio causando gravissime malattie.
Un altro punto fermo nella politica energetica è causato dall'enorme potere esercitato sulla società dai grandi petrolieri.
Così, come denunciato dal premio Nobel per la fisica C. Rubbia, le macchine a benzina continuano ad intasare le nostre città e ad inquinare la nostra aria, mentre i progetti di veicoli quasi totalmente puri come quello ad idrogeno, vengono accantonati e "dimenticati".
Sono state trovate numerose altre alternative (il Brasile ne è l'esempio) e fatte altrettante denunce, ma senza un'adeguata informazione di base e senza la voglia di uno sviluppo "vero" nel nome della collettività, sarà veramente difficile cambiare qualche cosa.
La nostra civiltà è infatti quella degli sprechi e dei fumi tossici e questa situazione drammatica può durare ancora per poco, prima che diventi insostenibile ed irrimediabile (se non lo è già).
Bisogna che i nostri rappresentanti in parlamento, di età così elevata da "giustificare" forse la propria incompetenza e incompatibilità con l'argomento energetico, inizino ad ascoltare le grida lanciate dalla natura e dal loro popolo, pensando di più ai giovani e meno alle loro pensioni.
Gli errori individuali sono spesso causati dall'ignoranza, ma quelli della nostra pubblica amministrazione pubblica, che può permettersi esperti strapagati, non sono invece perdonabili.
Il nostro rimane dunque uno sfortunato limbo dove regna l'indifferenza dei poteri e dell'informazione, ma se questa musica non dovesse cambiare il futuro nostro e dei nostri figli sarà insopportabile.

mercoledì 2 gennaio 2008

I colori falsi del Consumatore





L'angosciante rapporto tra la produzione di beni nuovi, in continua ed irrefrenabile evoluzione, e la società moderna, potrebbe essere definito come una delle più grandi sconfitte dell'uomo.
Un'omologazione "ossessiva", favorita dalla globalizzazione, capace di abbattere anche le ultime tradizioni; un "mito americano" raggiungibile però solo nei film e nella facciata di ognuno di noi.
Questo è un evidente sintomo del malessere che accomuna oggi ogni essere umano: un' insaziabile desiderio di novità che ci spinge ad accontentarci di istantanei impulsi materiali.
Ci copriamo di colori e ci difendiamo dietro a nuovi giocattoli (macchine di lusso, ecc.) pur di nascondere agli altri, ma soprattutto a noi stessi, il vuoto che ci divora.
Un nulla generato da un Potere nuovo, nato in Italia con il "boom" economico degli anni '60, che è riuscito ad imporre la smania di attuare fino in fondo lo "Sviluppo", inteso come produrre e consumare (Pier Paolo Pasolini, Il potere senza volto), riuscendo ad entrare anche nella vita delle classi più basse e nel loro modo di vivere.
Un omologazione imposta dunque dalla dittatura mediatica delle nuove tendenze, giocata sulle nostre debolezze con veri e propri bombardamenti culturali.
Si chiamano mode, ma dovrebbero etichettarle come "sconfitte" perchè, come afferma provocatoriamente Beigbeder, in: Lire 26900, il pubblicitario è colui che inquina l'universo, che ci ossessiona di nuovi bisogni per poi cambiare improvvisamente rotta, generando una novità nuova che fa invecchiare la precedente e che ci allontana ancora una volta da quella che crediamo essere la vera felicità.
Si tratta dunque di un fenomeno al limite dell'assurdo che è riuscito ad invertire ogni regola economica e morale: prima era la produzione ad andare incontro ai bisogni dell'uomo, oggi invece siamo noi a cercare nei beni gratificazione.
Per ottenerla siamo disposti ad indebitarci e se da una parte "c'è chi vede in questo comportamento un cambiamento culturale da parte delle famiglie, che non sentono più l'indebitamento come un espediente di cui vergognarsi (...), c'è anche chi vede, nel sempre più frequente ricorso a questa forma di finanziamento, un segnale di impoverimento" (Piera Matteucci, La Repubblica).
Il consumatore scende così a compromessi economici con il prodotto pur di superare quel gradino che lo separa dal suo nuovo bisogno di omologazione.
Se da una parte il credito a consumo ha reso più accessibili nuovi beni, talvolta ritenuti importanti e indispensabili, dall'altra ci ha resi quasi ciechi di fronte ai reali problemi della vita riducendo tutto ad una logica endonistica, che rischia però di sfociare in un'allarmante condizione di precarietà, dando luogo a nuove ed infinite insoddisfazioni.
L'acquisto di sempre nuovi beni diventa così una scappatoia in cui sfogare emozioni e paure, che non riusciamo più ad esprimere pienamente: UNA DOLOROSA E LACERANTE SCONFITTA DELLA NOSTRA UNICITA'.

BLACK

Non ti resta che guardare ai prepotenti ritratti di sogni e utopie. Non ti resa che soffocare e rassegnare quel poco che ancora c'è in te.