mercoledì 2 gennaio 2008

I colori falsi del Consumatore





L'angosciante rapporto tra la produzione di beni nuovi, in continua ed irrefrenabile evoluzione, e la società moderna, potrebbe essere definito come una delle più grandi sconfitte dell'uomo.
Un'omologazione "ossessiva", favorita dalla globalizzazione, capace di abbattere anche le ultime tradizioni; un "mito americano" raggiungibile però solo nei film e nella facciata di ognuno di noi.
Questo è un evidente sintomo del malessere che accomuna oggi ogni essere umano: un' insaziabile desiderio di novità che ci spinge ad accontentarci di istantanei impulsi materiali.
Ci copriamo di colori e ci difendiamo dietro a nuovi giocattoli (macchine di lusso, ecc.) pur di nascondere agli altri, ma soprattutto a noi stessi, il vuoto che ci divora.
Un nulla generato da un Potere nuovo, nato in Italia con il "boom" economico degli anni '60, che è riuscito ad imporre la smania di attuare fino in fondo lo "Sviluppo", inteso come produrre e consumare (Pier Paolo Pasolini, Il potere senza volto), riuscendo ad entrare anche nella vita delle classi più basse e nel loro modo di vivere.
Un omologazione imposta dunque dalla dittatura mediatica delle nuove tendenze, giocata sulle nostre debolezze con veri e propri bombardamenti culturali.
Si chiamano mode, ma dovrebbero etichettarle come "sconfitte" perchè, come afferma provocatoriamente Beigbeder, in: Lire 26900, il pubblicitario è colui che inquina l'universo, che ci ossessiona di nuovi bisogni per poi cambiare improvvisamente rotta, generando una novità nuova che fa invecchiare la precedente e che ci allontana ancora una volta da quella che crediamo essere la vera felicità.
Si tratta dunque di un fenomeno al limite dell'assurdo che è riuscito ad invertire ogni regola economica e morale: prima era la produzione ad andare incontro ai bisogni dell'uomo, oggi invece siamo noi a cercare nei beni gratificazione.
Per ottenerla siamo disposti ad indebitarci e se da una parte "c'è chi vede in questo comportamento un cambiamento culturale da parte delle famiglie, che non sentono più l'indebitamento come un espediente di cui vergognarsi (...), c'è anche chi vede, nel sempre più frequente ricorso a questa forma di finanziamento, un segnale di impoverimento" (Piera Matteucci, La Repubblica).
Il consumatore scende così a compromessi economici con il prodotto pur di superare quel gradino che lo separa dal suo nuovo bisogno di omologazione.
Se da una parte il credito a consumo ha reso più accessibili nuovi beni, talvolta ritenuti importanti e indispensabili, dall'altra ci ha resi quasi ciechi di fronte ai reali problemi della vita riducendo tutto ad una logica endonistica, che rischia però di sfociare in un'allarmante condizione di precarietà, dando luogo a nuove ed infinite insoddisfazioni.
L'acquisto di sempre nuovi beni diventa così una scappatoia in cui sfogare emozioni e paure, che non riusciamo più ad esprimere pienamente: UNA DOLOROSA E LACERANTE SCONFITTA DELLA NOSTRA UNICITA'.

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BLACK

Non ti resta che guardare ai prepotenti ritratti di sogni e utopie. Non ti resa che soffocare e rassegnare quel poco che ancora c'è in te.