martedì 8 gennaio 2008

Il problema politico dell'inquinamento




Per una Terra dove le grandi potenze del pianeta gareggiano a chi "si sviluppa" più velocemente, senza badare alle conseguenze ambientali, ma anche sociali, è difficile prevedere un futuro sano e positivo.
Oggi infatti lo sviluppo stesso è inteso solo come crescita industriale ed economica e gli Stati più forti, tra cui Russia, Stati Uniti, Cina, ma non solo, che dovrebbero essere i primi nella riduzione dell' emissione di gas nocivi, preferiscono invece cedere alle pressioni politiche dei grandi industriali.
Così i tentativi fatti in passato, come il protocollo di Kyoto e la carta di Aalborg, in cui è espressa l'importanza e l'obbligo di "sostenere nel tempo la vita e il benessere degli esseri umani nonchè degli animali e dei vegetali", hanno sempre ottenuto scarsi risultati.
Questo è un problema gravissimo che va a discapito della nostra salute e dell'ambiente che ci ospita, perchè come scritto in "Biologia: il punto di vista ecologico" (Bologna 1991), il mancato rispetto dei principi ecologici, secondo i quali ogni essere umano è parte integrante della natura, si ritorce contro l'umanità stessa.
Le principali cause di questa situazione devono essere ricercate soprattutto nell'ignoranza "voluta" e nell'opportunismo dei politici, elemento fortemente sensibile in Italia.
Così, mentre nel resto d'Europa (soprattutto quella settentrionale) i governi incentivano lo sfruttamento di nuove fonti di energia (come paradossalmente quella solare), nel nostro Paese vengono costruiti inceneritori o se preferite "termovalorizzatori" e centrali ad alto impatto ambientale e la discussione energetica rimane ferma da 30 anni sul nucleare, nonostante non sia ormai più conveniente per ovvie ragioni di costi (non solo).
Conseguentemente risulta svantaggioso installare pannelli solari, caratterizzati da prezzi esorbitanti arginati in qualche modo da timide agevolazioni statali, mentre il gasolio da riscaldamento continua a causare gravissimi danni alla nostra salute, emettendo, come ribadito dall'oncologo di fama internazionale Veronesi in un articolo de "Il Corriere della Sera", sostanze cancerogene capaci di penetrare e depositarsi nell'apparato respiratorio causando gravissime malattie.
Un altro punto fermo nella politica energetica è causato dall'enorme potere esercitato sulla società dai grandi petrolieri.
Così, come denunciato dal premio Nobel per la fisica C. Rubbia, le macchine a benzina continuano ad intasare le nostre città e ad inquinare la nostra aria, mentre i progetti di veicoli quasi totalmente puri come quello ad idrogeno, vengono accantonati e "dimenticati".
Sono state trovate numerose altre alternative (il Brasile ne è l'esempio) e fatte altrettante denunce, ma senza un'adeguata informazione di base e senza la voglia di uno sviluppo "vero" nel nome della collettività, sarà veramente difficile cambiare qualche cosa.
La nostra civiltà è infatti quella degli sprechi e dei fumi tossici e questa situazione drammatica può durare ancora per poco, prima che diventi insostenibile ed irrimediabile (se non lo è già).
Bisogna che i nostri rappresentanti in parlamento, di età così elevata da "giustificare" forse la propria incompetenza e incompatibilità con l'argomento energetico, inizino ad ascoltare le grida lanciate dalla natura e dal loro popolo, pensando di più ai giovani e meno alle loro pensioni.
Gli errori individuali sono spesso causati dall'ignoranza, ma quelli della nostra pubblica amministrazione pubblica, che può permettersi esperti strapagati, non sono invece perdonabili.
Il nostro rimane dunque uno sfortunato limbo dove regna l'indifferenza dei poteri e dell'informazione, ma se questa musica non dovesse cambiare il futuro nostro e dei nostri figli sarà insopportabile.

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BLACK

Non ti resta che guardare ai prepotenti ritratti di sogni e utopie. Non ti resa che soffocare e rassegnare quel poco che ancora c'è in te.