martedì 11 marzo 2008

DALL’INFINITO ALLA MORTALITA’

Gaio Giulio Cesare: - Gli uomini credono volentieri ciò che desiderano sia vero - (De bello gallico)

Penso che la fede in Dio parta da un presupposto che ha sempre caratterizzato ogni essere umano: dare agli aggettivi “infinito”,”eterno”, “assoluto” una spiegazione.
Aggettivi in se stessi falsi, perché una dimensione reale non è stata ancora data a queste grandezze e il loro vero significato rimane, secondo me, un grande mistero(.. o una grande trovata?).

E’ proprio qui che, sfortunatamente, l’ingegno umano ha creato l’ idea astratta e infondata della divinità:
dapprima osservando le stelle, l’acqua, il sole ha partorito una visione antropomorfa della natura, poi, siccome questo non bastava, ha sentito la necessità di riunire attorno ad un unico grande simbolo, tutti quei valori, quelle convinzioni e quelle necessità che avevano ancora bisogno di una giustificazione più alta della ragione e della morale umana, quando forse la nostra morale ancora stentava ad essere ben definita.

Così questo simbolo, questo nuovo Dio, ha creato ordine nelle menti umane e nelle loro azioni, fino a quando la scienza e l’orgoglio umano non hanno osato metterlo in discussione.

Ora sembra quasi che l’uomo debba dimostrare la non esistenza di Dio, cosa che insulta soprattutto la nostra dignità nell’ accettare la nostra umanità e la nostra mortalità.
Ci sentiamo esseri superiori, ma in fin dei conti capiamo (nascondendolo) di essere troppo piccoli per l’universo e le forze irrazionali della Vita e l’unica alternativa artificiale alla disperazione, all’angoscia è la “fede”, la speranza, l’illusione.
Dobbiamo così giustificare la nostra esistenza, rendendola parte di un teatrino celeste, quando ciò che dovremmo fare è accettare la nostra condizione.
Ma ormai questo processo è troppo, troppo profondo per essere invertito e senza di esso l’unica strada possibile porterebbe inevitabilmente al disordine e alla morte.

La vita doveva essere nostra, mentre ora la stiamo rendendo schiava di un’idea: ci siamo persi nelle nostre fantasie e, come spesso accade, uscire da un sogno, che la società ha contribuito a rendere così vero, è quasi impossibile se non ad un prezzo distruttivo.
Il nostro ossessivo attaccamento alla vita (che vorrebbe essere eterna solo per chi non ha saputo dare ed esprimere se stesso in questa dimensione) ci porterà solamente alla morte: il caos e il terrore, la frenesia e la paura della nostra era, ne sono le prove.

Gaio Giulio Cesare: - Non dobbiamo aver paura che della paura-

1 commento:

Perla18 ha detto...

scemo non perdere tempo

BLACK

Non ti resta che guardare ai prepotenti ritratti di sogni e utopie. Non ti resa che soffocare e rassegnare quel poco che ancora c'è in te.